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marta mainieri
La rinascita di SoMa district
L’aria è thrilling a SoMa district, frizzante. Giovani e meno
giovani a mezzogiorno e a sera con i loro laptop, treo, blackberry nello
zaino e il badge di Google, Yahoo, Ebay che svolazza dalla camicia, si
ritrovano nei locali più trend del quartiere, sorseggiano un bicchiere
di vino nel wine bar che offre la mostra d’avanguardia del momento,
mangiano in uno dei tanti ristoranti appena aperti. O ancora:
passeggiano lungo l’animato pear, si godono una partita dei Giant allo
stadio da baseball, visitano uno dei musei (Sfmoma, museo di arte
moderna, Yerba Buena Center of arts, o il MoAD, nuovo museo della
diaspora Africana) aperti fino a tarda sera. Alle volte ritornano: i
protagonisti della nuova era di internet, la 2.0 come è stata rinominata
per distinguerla dalla prima, sono tornati a SoMa, per animare quello
che un tempo era uno dei quartieri più degradati di San Francisco.
South Market, SoMa, -per rifare il verso al quartiere di New York SoHo,
South of Houston- è tutto ciò che si trova a sud di Maket Street una
delle arterie principali di San Francisco. Unito alla Silicon Valley dal
Caltrain, uno dei pochi treni che porta i pendolari americani verso i
luoghi di lavoro, e dalla famosa 101 freeway, ha condiviso con il vicino
distretto glorie e dolori trasformandosi da sobborgo degradato in mano
agli ispanici fino a metà degli anni novanta a quartiere alla moda
durante l’era della cosiddetta new economy. Nei turbinosi anni di fine
millennio, infatti, la posizione geografica e il basso costo degli
affitti fanno di SoMa il luogo ideale per tutte quelle persone e aziende
che desiderano essere collegati con il polo tecnologico più avanzato del
mondo senza rinunciare al fascino della San Francisco by night. Aprono
qui la sede Macromedia, IDEO, Frogdesign e Fuseproject: in pochi anni le
numerose start up della “nuova economia” trasformano i vecchi magazzini
in modernissimi uffici e i giovani invadono tutte le sere la zona di
South Park per bere qualcosa e fare social networking.
Meteore destinate a sparire in pochi anni. Il crollo del Nasdaq dell’11
marzo 2000 segna la fine di una delle più grandi bolle speculative di
tutti i tempi, spegnendo i riflettori anche su South of Market. “Quando
siamo arrivati alla fine del 2003, era un tutto un for rent, abbiamo
preso uno spazio per due persone, grande, bello, con due enormi finestre
che a Milano avremmo pagato almeno il doppio”, dice Mauro Lupi,
presidente di Ad Maiora, società italiana di web marketing una delle
pochissime con sede anche a SoMa.
Secondo il San Francisco Business Times uno dei principali giornali
locali su 275 nuove aziende di tecnologia aperte in città negli ultimi
tempi, la maggior parte è situata a South of Market e lungo Market
Street. Un’analisi del Dow Jones VentureOne afferma, poi, che nella
prima metà del 2006 le società di Venture Capital americane hanno
investito circa 200 milioni di euro nel considetto web 2.0, cinquanta
dei quali sono andati a società di San Francisco; il San Francisco Bay
Guardian, infine, riporta che negli ultimi due anni sono state costruite
nell’area 2400 unità abitative e che altre 8500 sono prossime ad essere
edificate.
La chiamano la rinascita delle dot.com e Jeff Clavier, fondatore e
partner di una società di Palo Alto che offre consulenza IT prova a
spiegare cosa significa: “far partire un’attività oggi costa molto meno,
bastano cento mila dollari contro i tre milioni della metà degli anni
novanta; alcune acquisizioni (su tutte quella di You tube acquistata da
Google) indicano inoltre che ci sono concrete opportunità di vendere in
maniera vantaggiosa piccole start up; la pubblicità sta diventando
sempre più una base solida sulla quale fare revenue e la diffusione
della banda larga ha permesso lo sviluppo di applicazioni web molto
interessanti”. Queste condizioni, insieme ad una nuova solidità del
mercato tecnologico, hanno incoraggiato molti imprenditori a credere che
questo sia il momento giusto per investire nuovamente nel settore.
Sono loro che popolano oggi le strade e gli uffici di SoMa: alcuni
appena usciti dalle più famose università americane fanno parte della
prima generazione di ragazzi che si è formata su internet, altri sui
trenta, trentacinque anni sono reduci della precedente bolla
speculativa. Si sono riappropriati dei grandi spazi lasciati intatti
dalle start up fallite negli anni novanta -“perfetti”come dice Derek
Gordon, direttore marketing di Technorati “per creativi come noi che
siamo più artisti che avvocati o commercialisti”-, installandosi vicino
ad aziende sopravvissute alla prima ondata e oggi consolidate realtà.
Podshow, Odeo e Loomia risiedono a pochi isolati di distanza: realizzano
audio di ogni tipo (musica, notizie, trasmissioni radiofoniche) che
diffondono in rete sotto forma di Mp3. Technorati è il più famoso motore
di ricerca specializzato nella catalogazione di blog monitorando oggi
più 57 milioni di siti: è a SoMa dal 2002. Perpetual Entertainment,
editore e produttore di giochi multi player, insieme a Secret Level è
un’interessante realtà del quartiere e del settore dei video giochi.
“San Francisco è oggi come Parigi nel tempo degli impressionisti e SoMa
come Montmartre” azzarda il paragone Derek Gordon, “non è soltanto un
artista che crea un nuovo modo di interpretare il mondo, ma è un gruppo
di artisti che si influenzano a vicenda, che trovano ispirazione uno
nell’altro, come se fossimo in un grande atelier”.
L’entusiasmo è dunque alle stelle, ma c’è una parola che compare spesso
nel vocabolario di questa nuova generazione di imprenditori e che
qualche anno fa non si conosceva: prudenza. Sono finiti i tempi in cui
si compravano grandi spazi per impiegati non ancora assunti, si
offrivano stipendi da capogiro a lavoratori appena formati, o si
abbozzavano business plan con cifre assurde che si sperava di realizzare
attraverso una rapida e fruttuosa quotazione in borsa; “oggi” dice Laura
Mellow direttore operativo di Inveneo, società che lavora per ridurre il
digital divide nel sud del mondo,“c’è una grande energia nel mercato ma
le aspettative sono molto più realistiche di un tempo. Chi è passato
dalla prima era di internet e dal conseguente scoppio della bolla
finanziaria sa quanto sia stato doloroso ma almeno oggi abbiamo imparato
la lezione. Nessuno pensa più di diventare ricco in una notte ma tutti
crediamo che un duro lavoro e un occhio sempre attento all’innovazione
possano portare a un solido e concreto sviluppo”.
Che cosa succederà è sicuramente presto per dirlo. Intanto qualcuno ha
già messo le mani avanti inaugurando il sito Bubble 2.0 (la bolla
versione 2.0), promettendo di vigilare su questo nuovo boom per
individuarne crepe e abbagli e, magari, poter dire un giorno “l’avevo
detto”. SoMa, invece, sembra destinata a un futuro più certo. Nei
prossimi 20 anni un piano del Dipartimento di Pianificazine del comune
di San Francisco prevede di costruire fra le 66.000 e le 78.000 nuove
unità immobiliari. Secondo questo progetto i fatiscenti magazzini e le
ex aree industriali verranno sostituite da nuovi lussuosi condomini a
più piani composti da appartamenti fatti su misura per giovani pendolari
(non si prevede, per ora, la costruzione di scuole o di una
significativa rete di trasporti locali) e i vecchi e desolati negozi
verranno sostituite da pulite e rassicuranti catene commerciali. Molti
abitanti del quartiere stanno già vendendo le proprie abitazioni o i
negozi stimolati dalle offerte degli speculatori immobiliari. Chi non
possiede niente, assicura il Dipartimento di Pianificazione verrà
risistemato in un altro luogo, ma nessuno sa dove. La vecchia classe
lavoratrice lascia il posto alla nuova elitè trasformando per sempre il
tessuto urbano del quartiere. Un processo che i sociologi inglesi hanno
chiamato gentrificazione. L’altra faccia della rinascita di SoMa.
Milano, 3 dicembre 2006
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