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13 novembre 2007
Adventures of Mr Behi è un blog curato da un giovane iraniano che da
qualche mese lavora in Libia da dove segue quanto avviene in Iran ma
racconta anche le sue impressioni sul paese che lo ospita. In questo
post descrive la vita degli immigrati africani a Tripoli, quelli che non
riescono ad arrivare in Europa, descrivendo scene simili a quelle a cui
assistiamo tutti i giorni nelle nostre città, ma a differenza di Mr Behi,
noi, forse, non siamo più abituati a vederle. Basta un po’ di polvere
sulla macchina per essere avvicinato da un immigrato africano appena si
parcheggia la propria auto in un quartiere elegante di Tripoli. I suoi
occhi disperati esaminano attentamente le strade in cerca di qualche
macchina sporca sperando di ottenere qualche monetina in cambio di un
rapido lavaggio. Hanno molti clienti regolari perchè, per chi possiede
un’auto, qui, guidare un’auto pulita è molto importante. Anche mentre si
guida questi lavamacchine salutano con lo straccio nelle loro mani
offrendo il loro servizio. Con cinque dinari libici,
danno una buona pulita e sembra abbiano un buon giro di affari,
nonostante i molti lavaggi automatici disponibili nelle pompe di
benzina. E’ duro per me osservare
questa gente che lotta per sopravvivere. Quasi tutti questi immigrati
provengono dai paesi dell’Africa Sub Saharaina, come la Nigeria,
il Gabon, il Burkina Faso. Lasciano i loro paesi passando
attraverso il nulla del deserto del Sahra per rifarsi una vita sul
mediterraneo o forse per raggiungere l’Europa, senza mai riuscirci. Ubuto è uno di questi.
Proviene dal Burkina Faso e conosce tre lingue (francese, inglese e
arabo). Vive in un capanno di terra vicino alla torre di Zat Al Imad,
che ospita gli uffici di quasi tutte le compagnie petrolifere
internazionali che lavorano in Libia. Ubuto ha due secchi di vernice che
riempie con l’acqua e un set di stracci per lavare le macchine. Ti aiuta
anche mentre cerchi parcheggio per avere una chance in più di lavarti la
macchina. “Buongiorno signore, come sta oggi?”, chiede togliendosi il
cappello. Dopo un’occhiata alla macchina si offre per pulirla e appena
accetto, fa un segno sulla polvere che copre l’auto, marcando
così il suo territorio. Sa trattare con in clienti molto meglio di una
qualsiasi cameriera di uno dei lussuosi ristoranti di Tripoli.
Probabilmente potrebbe avere un lavoro migliore di quello che svolge se
la sua condizione di illegale non gli fosse di ostacolo. Se fossi un
giornalista, farei un reportage su Ubuto, i suoi amici e il loro modo di
vedere la vita e il futuro. Mi sorprende, ad esempio, vedere questi
ragazzi fare la fila di fronte alle banche per mandare i loro guadagni
nei paesi di origine. E’ la cosa più dura per me andare a prelevare e
catturare i loro sguardi mentre vedono che schiacciando pochi bottoni
ottengo molto più denaro di tutte le loro entrate mensili. Posso fare
poco per loro oltre a farmi lavare la macchina regolarmente. Quando
soffia un forte vento a Tripoli, sono infastidito dalla polvere negli
occhi, ma mi devo ricordare che in quello stesso istante ci sono persone
che sorridono pensado che è un buon giorno perchè molte macchine sporche
promettono buoni affari. Per saperne di più:
www.mrbehi.blogs.com |
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