marta mainieri

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Generazione Y, pensieri da Cuba

Poco pi� che trentenne, laureata in filologia,Yoani Sanchez scrive da Cuba. Il suo blog si chiama Generazione Y perch�, dice, �� ispirato alla gente come me, quella con un nome che inizia per Y�. I suoi post criticano il governo cubano e raccontano il desiderio di cambiamento dei giovani ricevendo, per questo, centiania di commenti da tutto il mondo. Quando Castro ha lasciato Yoani ha scritto: �non riesco a prendere sonno. Tutta la mia vita ho passato con lo stesso Presidente. Non solo io ma anche mio padre e mia madre. Molte generazioni di cubani non si sono mai chieste chi li avrebbe governati. Neanche adesso ma almeno sappiamo chi si � fatto da parte�. In questo post, invece, commenta il discorso di Raul Castro davanti al Parlamento dopo che questo ha ratificato formalmente il passaggio di consegne familiare.

Il discorso di Raul Castro, non ha dissipato i miei dubbi. Il continuo insistere sulla parola �cambiamento� senza mai sostanziarla, l�allusione alle possibili aperture, non mi hanno minimamente convinta. Le frasi �entro una settimana� o �nel corso di quest�anno�, mi hanno ricordato il tanto desiderato bicchier di latte, promesso per lo scorso 26 di luglio e assente ancora dalla mia tavola frugale.
Domenica mi sono sentita come l�egittologo francese Champollion: cercavo di decifrare ogni parola, ogni persona nuova che ha preso il potere. Sebbene non possa interpretare tutto quello che � accaduto posso cogliere alcuni segnali e formulare almeno delle perplessit�. Il fatto, per esempio, che Manchado Ventura sia ora il vicepresidente, � un chiaro segnale che n� la tolleranza n� i desideri delle nuove generazioni guideranno i prossimi passi della classe politica cubana. Ortodossia, fedelt� a Fidel sembra esclamarechi, invece, quasi dieci anni fa, firm� una mozione per impedire l�albero di Natale nei luoghi pubblici.
Nell�intento di dare un senso alle parole del discorso di Raul Castro e alla mia esistenza, mi ha lasciato perplessa la promessa di abolire la tessera alimentare. Questo mi spinge a lanciare questa provocazione: cambio i tre etti di zucchero, i chili di riso e il pacchetto di caff� che mi spettano al mercato razionato per una dose di libert� di espressione. So, tuttavia, che il mio negoziante si spaventer� se gli chieder� alcuni etti di diritto di associazione, un paio di cucchiai di libera opinione e appena una breve porzione di possibilit� di decidere. Sicuramente mi sbaglio, ma nel discorso di ieri mi sarebbe piaciuto sentire qualcosa di questo genere. I geroglifici egiziani, spesso, sono pi� facili da interpretare della noiosa e statica politica cubana.

Per maggiori informazioni: www.bloggersenzafrontiere.blogosfere.it/


Milano, 26 febbraio 2008