marta mainieri

     r                                 28 ottobre 2008


Rifugiati iracheni in siria

A family in Baghdad è un blog curato da una donna irachena, madre di quattro figli, tutti blogger, che vivono da 4 anni in Giordania. Un blog attivo fin dai primi giorni dell’invasione americana che in questi cinque anni ha raccontato la guerra, la fuga e oggi descrive la vita dei rifugiati iracheni.

I miei post sono sempre meno frequenti, lo so; forse per il lavoro che mi sfinisce, o forse perchè, anche qui, tutta la mia vita ruota intorno ai rifugiati iracheni.
I problemi e le sofferenza di un iracheno in Giordania vanno dalla preoccupazione di vivere qui illegalmente, all’ansia di non trovare lavoro; alla paura di essere presi dalla polizia perchè non in possesso del permesso di lavoro; all’apprensione per un futuro incerto; alla fatica per provvedere ai bisogni principali della propria famiglia, come il cibo, le medicine, l’educazione dei figli; al disagio per dover affrontare disturbi psichici e sociali causati dalla guerra e dalle violenze subite che molto spesso distruggono famiglie e conducono al divorzio.
Ci sono molte organizzazioni qui che lavorano per gli iracheni. Spesso sono gestite da stranieri o da giordani ben pagati e pieni di privilegi. Alcune associazioni distribuiscono cibo o denaro: 30 dinari al mese per persona che equivalgono, più o meno, a 50 dollari. Una somma che di solito serve per pagare l’affitto o le bollette dell’acqua e dell’elettricità. E poi? C’è qualcuno in queste società umanitarie che si chiede: se diamo a questa gente una razione di cibo come pagheranno l’affitto? oppure: se gli paghiamo l’affitto, come faranno a mangiare?
La mia esperienza personale mi fa pensare che queste organizzazioni non abbiano un reale progetto umanitario ma offrano solo briciole di aiuto. Un tempo distribuivano medicinali ma poi ci hanno spiegato che non c’erano finanziamenti e hanno smesso. Lo stesso è accaduto a quelle ONG che aiutavano i bambini a scuola. Grazie agli iracheni e alle loro disgrazie chi lavora nelle organizzazione prospera, mentre tutto intorno a loro sembra dire: iracheni andate all’inferno . Questa è la realtà in cui viviamo noi rifugiati iracheni.