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marta mainieri
11 novembre 2008
La guerra in Congo
raccontata dal basso
La situazione in Congo è sempre più
difficile. Dopo il fallimento del vertice di Nairobi, gli scontri fra i
ribelli guidati da Laurent Nkunda e le truppe regolari si estendono alla
zona di confine tra le due province del Nord e Sud Kivu. Per documentare
quello che sta accadendo venerdì scorso Ushahidi, uno strumento di
informazione dal basso, ha rilasciato una versione del suo software
anche per il Congo. Usato prima in Kenya per documentare le violenze
seguite alle elzioni presidenziali dello socrso dicembre e poi in Sud
Africa per dare testimonianza degli attacchi xenofobi agli immigrati
dello scorso maggio, Ushahidi, in Swahili significa “essere testimone”,
e permette a chiunque di caricare sul suo sito attraverso un sms, un’email
o una form informazioni e aggiornamenti sulla crisi. Ogni notizia viene
validata da un team attraverso un sistema di incroci e conoscenze e
posizionate su una mappa di google utile per monitorare lo sviluppo
della situazione. Da venerdì continuano ad arrivare aggiornamenti da
diverse parti del paese per lo più da operatori umanitari che lavorano
nella regione.
Kitshanga, 10 novembre, - ieri sono stato a
visitare il nostro campo a Kitchanga, nel territorio Masisi a nord ovest
di Goma. Le strade sono tranqulle non essendoci stati combattimenti
nelle ultime due settimane. Gli scontri si stanno concentrando tutti
intorno a Goma. Non vedo l’ora di incontrare il nostro staff delle
campagne per incoraggiarli a continuare negli aiuti (..) I combattimenti
sono lontani 20 chilomentri circa, nella zona di Nyanzale e di Kibirizi.
Mi chiedo che cosa stia accadendo al nostro staff che lavora da quelle
parti. Nessuno può fornirmi informazioni precise, non c’è nessuna
copertura telefonica e questo mi rende ancora più ansioso. Goma, 8
novembre: oggi è stato un giorno tranquillo a Goma. I negozi hanno
riaperto dopo il panico di ieri. Le forze di MONUC (la missione delle
nazioni unite) si sono state ristabilite e in qualche modo si ha la
sensazione di essere protetti. Goma, 8 novembre: 5000 famiglie sono
ammassate dentro a una chiesa di Goma. Le famiglie della zona le stanno
aiutando dividendo con loro il cibo (come immaginare il proprio
quaritere con 5000 persone in più?). Più tardi le organizzazioni
umanitare distribuiranno le tende ma per il momento non c’è niente.
Mancano igene e medicine Buganga, 8 nov: Buganga è a nord ovest del
lago Kivu. Qui in un campo profughi si sono rifugiate persone che sono
scappate dal sud Kivu. Ci sono civili che provengono dai territori
Masisi, da Kabashe, da Karuba, da Ngungu. Alcuni sono scappati già a
settembre e a ottobre quando sono iniziati gli scontri tra le truppe
regolari e i ribelli. Inizialmente i rifugiati si erano sistemati vicino
a Kirotshe, ma dopo la disfatta della scorsa settimana della FARDC (le
truppe governative) sono stati derubati di tutto. I soldati hanno preso
anche le lastre di plastica con cui le famiglie si riparavano dalla
pioggia lasciandole in balia delfreddo e delle intemperie. Non ci sono
sorgenti nè pozzi puliti. La gente sta bevendo da fiumi non depurati, le
stesse acque con le quali ci si lava, e dalle quali bevono mucche e
capre. Non ci sono latrine. Non c’è cibo.
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