marta mainieri

   r                                13 gennaio 2009


" Lettera aperta a un'attivista saudita e all'intero paese"

Ahmed Al-Omran è uno dei blogger più conosciuti dell’Arabia Saudita. Qualche giorno fa su Saudi Jeans, il suo blog, ha pubblicato una lettera aperta all’attivista Amna Fatani – e per conoscenza all’intera società saudita. Ahmed ha voluto così denunciare le critiche e le condanne subite da Amna e dalla sua famiglia a causa del suo impegno per la tutela dei siti di rilevanza storica in Arabia Saudita.
La lettera è stata ripresa anche da Global Voices, il portale che amplifica le voci dei blogger del sud del mondo, e tradotta, per la versione in italiano del sito, da Paolo D’Urbano.

TO: Amna Fatani
CC: Arabia Saudita

Sebbene abbia sostenuto che la censura non funziona più, essa è ancora presente nella vita di questo Paese. Purtroppo però, quella del governo non è l'unica forma di censura a cui dobbiamo far fronte e resistere. Ce n'è un'altra più difficile da combattere: la censura sociale.

Nella nostra società profondamente conservatrice e conformista, ogni tentativo di essere diverso viene disapprovato se non rifiutato completamente. Ti viene richiesto di pensare, parlare e persino sembrare come tutti gli altri. Se osi dire o fare qualcosa che non si conforma al senso comune, allora stai semplicemente cercando guai. Non solo le tue idee verranno derise ma sarai attaccato personalmente e i tuoi genitori saranno accusati di non averti cresciuto come si deve.

Pensate che ciò sia sbagliato? La situazione peggiora dieci volte di più se sei una donna. In questo caso, non c'è nemmeno bisogno di esprimere un'opinione diversa. Per qualcuno il solo fatto di essere una donna può bastare per denunciarti, perché per questa gente le donne sono esseri secondari da tenere in armadi bui, lontano dalla luce della vita pubblica. Sono sicuro che avrete sentito la storiella del ‘gioiello' molte volte prima d'ora.

Ecco perché quando Amna Fatani ha lanciato poco tempo fa una campagna per la tutela dei siti di rilevanza storica, suo padre ha ricevuto degli SMS pieni d'odio che lo accusavano di non avere senso del pudore. La scorsa settimana la Fatani è apparsa su un quotidiano locale indossando una keffiyeh [it] palestinese in occasione del Forum dei Giovani anglo-sauditi a Jeddah. Ancora una volta ha dovuto affrontare reazioni simili. Il primo commento di un lettore è stato: “prima di tutto, fate in modo che si copra e si preoccupi della sua religione.”

Mi dispiace che tu abbia dovuto sopportare tutto ciò Amna, ma se ti può consolare, sappi che non sei sola. Quando AlArabiya.net ha pubblicato la mia intervista con la Reuters un paio di anni fa, la gente ha fatto molti commenti sgradevoli, dandomi del “marmocchio occidentalizzato e viziato” e del “ritardato” per citarne qualcuno. Sicuramente, non mi ha fatto piacere ma la mia pelle è molto più dura adesso. Talvolta non sono solo gli estranei quelli che cercano di abbatterti. Molti parenti mi hanno suggerito di “lasciar perdere le stupidaggini” che vado facendo. Comunque tu sei fortunata perché hai una famiglia che ti sta vicino ed è davvero orgogliosa di te.

Dunque, cara Amna, ogni volta che ti capita una cosa del genere, ricordati che non sei sola e che siamo tutti con te. Siamo giovani e non ci divertiamo per niente. Siamo impazienti e determinati. Non ci faranno stare zitti e non ci faremo intimidire. Faremo sentire la nostra voce e vinceremo. Aprite le vostre menti e i vostri cuori. Date ascolto alle voci più fresche.

Un caro saluto,

Ahmed