marta mainieri

    r                                  7 aprile 2009


E' la paura che mantiene la pace a Baghdad

A poche sttimane dall’anniversario della caduta di Baghdad, la città sembra avvolta da una calma apparente. Almeno così la descrive Salam Pax, architetto iracheno, diventato famoso nel 2003 con il suo blog "Where is Raed? per aver fatto conoscere al mondo l’invasione dell’Iraq vista con occhi iracheni. Dopo alcuni anni trascorsi a Londra e a Beirut, lo scorso gennaio Salam è rientrato nella capitale irachena riprendendo a raccontare il presente e il futuro del suo paese. Questo uno dei suoi ultimi post.

Stavo leggendo il mio giornale sulle rive del Tigri, seduto su quello che è diventato il mio posto preferito nei giorni assolati di Baghdad, quando mi sono così irritato che ho dovuto appoggiare il quotidiano un paio di minuti prima di riprendere a leggere. “E' la paura che mantiene la pace a Baghdad”, scriveva l giornale, “Le strade sono ormai calme, i combattimenti tra sciiti e sunniti sono cessati. Ma questo, nella capitale irachena, non è il segno della normalità, ma della paura. E’ questa, infatti, che mantiene la pace a Baghdad”.
Stavo pensando di scrivere al giornale per dire che non era vero, ma non avevamo l'elettricità in quel momento e sono stato costretto ad aspettare. E mentre aspettavo mi sono convinto sempre di più della verità di quella parole.
“Nella capitale”, continuava l’articolo, “è tornata la calma perché la città è di fatto divisa per etnie”.

Nulla di nuovo! La divisione è stata voluta dal governo e dall'esercito degli Stati Uniti. Chi se non loro ha costruito i muri che hanno isolato i sunniti dal resto della città? Due anni dopo la costruzione del primo muro, la divisione settaria di Baghdad è uno stato di fatto. Molte persone hanno venduto le loro case in zone in cui non potevano più vivere e hanno cercato di acquistare le case in aree più sicure. Questo rimescolamento demografico ha completamento alterato i prezzi del mercato immobiliare. Molti sono stati costretti a vendere a basso prezzo, soprattutto se residenti in aree sunnite.
Quindi, sì, è un pasticcio! Forse l'articolo mi irrita propri perché dice il vero. La calma è troppo fragile. Se infatti conto i distretti che stanno tornando a questa strana cosa che chiamiano normalità - che non è, ma non c'è altra parola per descriverla, - la maggior parte è sciita con l'eccezione di al-Mansour che sta lentamente tornando ad essere la parte di Baghdad scelta dagli adolescenti per fare shopping.
Ma il resto della città è sciita o sciita-cristiano. Karada che rimane aperta fino al 10 è sciita, al-Kadhimya dove si può ancora trovare il pane fresco alle 9 di sera è sciita. La zona intorno a Al-Wathiq con i suoi molti nuovi ristoranti è cristiana- sciita.

“La maggior parte delle divisioni etniche rimangono”, continua il giornalista “anche se le forze armate irachene e statunitensi hanno eliminato dalle strade miliziani sciiti e squadroni della morte.

Anche questo mi irrita. Il giornalista è forse un ingenuo? Sono certo che conosce benissimo la situazione. Le milizie sono scomparse, è vero, ma i quartieri sciiti sono più sicuri solo perchè ai rispettivi partiti politici è stato concesso di avere una propria organizzazione di sicurezza. I sunniti, invece, sono stati abbandonati a difendersi da soli.
Sì, è la paura che sta mantenendo la pace a Baghdad, ma è la paura che ormai conosciamo bene. La paura delle forze di sicurezza prepotenti e degli ufficiali dei servizi segreti. Tuttavia, dopo aver visto l'inferno prendere forma in uomini che assalgono autobus carichi di persone uccidendo per 100 dollari a testa caduta – possiamo dire di accettare ben volentieri misure di sicurezza che ricordano tempi precedenti alla guerra. Anche se queeste misure sembrano accettabile più per la popolazione sciita che per i sunniti.

L’appoggio ad al-Maliki tra i sunniti è del 31% contro l'8% dell'anno scorso, ma quattro su dieci iracheni ritengono che al-Maliki abbia concentrato troppo poteri nelle sue mani.

Questo, se me lo chiedessero, credo sia la paura che mantiene la pace a Baghdad.