|
|
marta mainieri

Un computer per ogni bambino in Uruguay
Un computer di 100 dollari per tutti i bambini di
ogni parte del mondo. È questa la sfida annunciata al World Economic
Forum a Davos (Svizzera) nel 2005 da Nicolas Negroponte, direttore del
Media Lab del MIT, prestigiosa università di Boston. Dopo quattro anni e
alcune polemiche, in Uruguay, il paese che ha più investito in questa
iniziativa acquistando 300.000 computer, i ragazzi delle scuole
elementari iniziano a utilizzare questi computer economici e disegnati
apposta per loro, con applicazioni minime ma realizzate in modo da
divertire il bambino educandolo. David Sasaki, responsabile di Rising
Voices Online, un’iniziativa che aiuta con piccoli finanziamenti
progetti che utilizzano le nuove tecnologie a scopi sociali nel sud del
mondo, si è recato in una scuola vicino a Montevideo, capitale
dell’Uruguay, per capire a che punto è il progetto. Questo il suo
racconto.
Come ho già scritto in precedenza i primi due anni del
programma sono trascorsi per preparare i computer, distribuirli nelle
scuole, formare gruppi di informatici volontari, allacciare connessioni
wireless, e così via. Visitando l’Uruguay, la scorsa settimana, ho
voluto rendermi conto di persona come, finito il tempo dei preparativi,
studenti e insegnanti oggi utilizzano i computer all’interno della
propria scuola. La mia prima mattina a Montevideo ho raggiunto un
furgone pieno di professori e studenti dell’Università de la República
diretto verso la scuola di Santa Lucía, una piccola città distante
appena un’ora dalla capitale. Lì ho incontrato decine di studenti della
scuola elementare in abiti bianchi, seduti sul tronco degli alberi con
il laptop sulle gambe, che mostravano la stessa disinvoltura di chi si
trova in un cafè di Tokyo o di New York City dotato di wi fi. La
scuola 104 di Santa Lucía è una di quelle scuole che funziona a turno.
Metà degli studenti frequenta la mattina e metà il pomeriggio. Così,
quando Pablo Flores, un professore di ingegneria dell’Università della
República, ha chiesto agli insegnanti della scuola se avessero problemi
o lamentele per i computer donati ai bambini, uno immediatamente ha
risposto: “i bambini stanno in giro con il computer tutto il giorno. Non
riusciamo a mandarli a casa. Piuo fare qualcosa per noi?”. Pablo più
tardi mi ha detto che questo genere di reazione è piuttosto tipica. Gli
insegnanti più giovani cercano di favorire il cambiamento e di inserire
i computer nell’ambiente scolastico, ma alcuni dei più anziani sentono
la loro posizione di autorità minacciata per il potere che il computer
fornisce agli studenti. Come molti professori universitari hanno
scoperto negli ultimi anni, i laptot e le connessioni internet nelle
classi spesso portano gli studenti a parlare male dei loro professori
mentre chattano. O, forse, è come dice il professor George Landow nel
suo Hypertext 3.0: “ la tecnologia rafforza chi la possiede, chi ne fa
uso e quelli che ne hanno accesso.” Durante la giornata, a Santa
Lucia, i professori universitari hanno tenuto alcuni workshop per
spiegare come utilizzare la piattaforma di blogging EduBlog, sviluppata
da un team di programmatori misti, uruguaiani e americani. Il progetto
“un laptop per ogni bambino”, contribuisce a livello internazionale
fornendo informazioni ed esperienze attraverso piattaforme come
Wikipedia e Conozco e Uruguay, che vengono pre-installate sui computer
dei bambini. Ma, come ha spiegato Pablo agli insegnanti, il laptop
permette soprattutto ai bimbi uruguaiani di contribuire al grande
depositario di civiltà che è internet, con i propri contenuti, le prorie
storie, e le proprie conoscenze. Così, per stimolare la partecipazione
ogni insegnante ha creato un suo blog e tutti insieme contribuiscono al
blog della scuola che si chiama Escuela 104 de Santa Lucía. Nella
sessione pomeridiana dei workshop, poi, alcuni insegnanti universitari
hanno spiegato quanto può essere importante insegnare a gestire un blog
all’interno delle classi, e condividere con altre scuole sparse per il
paese storie, articoli e i proprio compiti attraverso la piattaforma
EduBlog.
|
|