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marta mainieri
23 giugno 2009
Gli iraniani non hanno più paura
E’ stato difficile scegliere il pezzo per la
rubrica di oggi. Troppi i messaggi che una blogosfera già attiva come
quella iraniana continua ad affidare al web per aggiornare su quanto in
questi giorni sta accadendo a Tehran e in altre città del paese.
Notizie, commenti, dolore, che spesso si leggono in brevi messaggi,
scritti quasi di corsa dal cellulare o dal web, e che tuttavia stanno
giocando un ruolo importante nell’aggirare la censura imposta dal regime
e nel tenere informato il mondo quasi minuto per minuto. Alla fine
abbiamo scelto questi due brevi pezzi raccolti da blogger greci in un
articolo pubblicato da Global Voices online, perchè ci sono sembrati
rappresentativi dei sentimenti che stanno spingendo gli iraniani a
scendere in piazza. Persone che fino a ieri sembravano lontane, diverse
e che, invece, stiamo finalmente scoprendo così simili a noi grazie ai
video, alle foto e alle parole affidate a questi brevi messaggi La
prima testimonianza raccoglie una lettera di una ragazza iraniana, la
seconda il pensiero di uno studente ventenne che ha chiesto di rimanere
anonimo.
Cari amici greci, sono stata fuori nelle strade
per cinque giorni, protestando ininterrottamente come in una
manifestazione continua…una rivolta contro un regime sotto il quale sono
vissuta dal giorno in cui sono nata. Ho 25 anni e non ho mai vista
Teharn senza gli Ayatollahs […] Il mio paese discrimina profondamente
le donne; è ingiusto con la maggior parte dei suoi cittadini e
pericoloso verso tutti i nostri vicini. Non voglio vivere in questo
posto funereo fino alla fine. Non voglio che il mio passaporto mi bolli
come potenziale terrorista. Voglio viaggiare, vivere libera, come te.
Miei cari amici greci, aiutatemi e supportatemi. Il vostro paese è così
vicino al mio. Vantiamo una cultura antica e vecchie tradizioni. Questo
è quello che ho sempre pensato dei greci nei bar della mia città, dove
andavo a fumare di nascosto, bere birra di nascosto, e parlare di
libertà, di nascosto. E sempre ascoltando Theodorakis. Uno studente
ventenne racconta di come i manifestanti non abbiano più paura. Solo
il primo giorno di manifestazione si avvertiva un senso di paura tra la
gente. Non sapevamo che cosa sarebbe successo. Nei giorni successivi,
però, la gente è diventata abbastanza coraggiosa come abituati alla
violenza della polizia. Non ci vieteranno di pensare e di volere il
meglio per per noi stessi. […] Ho sempre sognato di studiare negli
USA, ma quando ho visto i nostri voti rubati – quando ho visto come ci
credono stupidi – mi sono detto “devo fare tutto quello che posso,
vedere un Iran democratico e libero prima di andarmene”. Così ora sogno
un futuro migliore per l’Iran.
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